p 280 .

Paragrafo 2 . William James.

     
Il rapitore di bambini.
     
Peirce, di fronte alla diffusione del pragmatismo grazie all'opera  di
William James, non si riconosce nell'interpretazione che questi ne  d
e prende le distanze da lui.
     Il  termine "pragmatismo" ha ottenuto un generale riconoscimento
in un senso generico che sembra essere indizio di forza e di vitalit.
Il  famoso psicologo James l'ha adottato per primo, ritenendo  che  il
suo  "empirismo  radicale" rispondesse rigorosamente alla  definizione
che l'autore [Peirce] aveva dato di pragmatismo, sebbene con una certa
differenza  nel  punto di vista. [...] Cos l'autore trovando  il  suo
bambino "pragmatismo" alquanto cresciuto, si rende conto che   giunto
il  momento di dare a suo figlio il bacio dell'addio e di abbandonarlo
al  suo  pi  alto  destino; mentre per servire al  preciso  scopo  di
esprimere  il  concetto  originario chiede di  essere  autorizzato  ad
annunciare  la  nascita  della parola "pragmaticismo",  che    brutta
abbastanza per essere al sicuro dai rapitori di bambini(32).
     La  difesa da parte di Peirce del suo pragmatismo - fino al punto
di  cambiargli  nome -  sintomatica della difficolt  di  raggruppare
autori  anche affini in un'unica corrente di pensiero, ma  rappresenta
anche  una sorta di rivendicazione del proprio contributo - quasi  del
tutto  ignorato nel mondo accademico e della cultura in  genere  -  di
fronte  al  successo  di  William James, che  ha  fatto  conoscere  il
pragmatismo al mondo intero.

Pragmatismo ed empirismo.
     
James  riconosce  a Peirce la paternit della nuova filosofia,  mentre
attribuisce a s il merito della sua diffusione.(33)
     A  ben  considerarlo  - osserva James - nel pragmatismo  non  c'
niente di nuovo: esso ripropone un atteggiamento ben noto nella storia
della  filosofia  occidentale  e -  di  fatto  -    stato  un  metodo
utilizzato,  anche se in maniera parziale, da Socrate e da Aristotele,
da  Locke, da Berkeley e da Hume. Il pragmatismo - egli scrive -  mira
semplicemente a scoprire che cosa ci sarebbe di diverso,  per  voi  e
per  me,  in determinati momenti della vita, a seconda che fosse  vera
questa o quest'altra formula dell'universo: ma questa
     
     p 281 .
     
     ,  in  genere, la funzione della filosofia. L'atteggiamento  del
pragmatismo,  quindi,    noto da tempo:   lo  stesso  atteggiamento
dell'empirismo.(34)
     Ma,  subito dopo, James smorza questo suo relativismo:  se  tanti
filosofi  del  passato  hanno utilizzato parzialmente  il  metodo  del
pragmatismo,  ora  giunto il momento che esso dimostri tutta  la  sua
forza come strumento di conoscenza e conquisti il ruolo che gli spetta
nella  storia  dell'umanit. Le sue parole hanno una carica  religiosa
ancora pi forte, se possibile, di quelle dell'ultimo Comte: Solo  ai
nostri  giorni  il pragmatismo si  generalizzato, ha preso  coscienza
della  missione  universale che gli spetta e aspira a  un  destino  di
conquistatore.  Io  credo a questo destino e  spero  che,  alla  fine,
riuscir a farvi condividere la mia fede(35).
     
Oltre l'empirismo.
     
Anche  l'empirismo  -  come  noto - accetta formulazioni  universali,
oscillando tra le conclusioni scettiche di Hume e il protoidealismo di
Berkeley,  ma  non  pu  rinunciare  all'esperienza  sensibile   senza
autonegarsi.  In James l'empirismo diventa radicale e, in  questa  sua
radicalit  che  porta  il pensiero oltre l'empirismo  tradizionale  e
oltre il razionalismo,(36) si trasforma in una fede.(37)
     Nell'empirismo  di  James  il concetto di  esperienza  si  dilata
oltre  i  sensi, e coinvolge tutti gli aspetti del pensiero  dell'uomo
che  vanno  al  di l della sensazione, quegli stessi aspetti  che  la
filosofia  e  la scienza sono venute mettendo in luce  nel  corso  del
secolo diciannovesimo: dalla Volont irrazionale di Schopenhauer, alle
istanze  di  libert di Nietzsche, alla scoperta dei meccanismi  della
psiche  ad opera di psicologi come Wundt e Fechner. Con un'espressione
molto efficace dello stesso James, il suo pragmatismo si rivolge  alla
natura con tutto il possibile che racchiude in s(38).
     
La volont di credere.
     
Venuti  meno i confini fra scienza e metafisica - entrambe considerate
possibilit della natura -; rifiutate tutte le forme di dogmatismo(39)
e  ricondotta, quindi, ogni idea allo stato di ipotesi; individuato  -
secondo  la definizione di Peirce - il valore delle nostre idee  nella
loro capacit di produrre effetti, la verit e la

p 282 .

vitalit  di  una ipotesi dipendono dalla sua capacit  di  promuovere
un'azione.(40)   E  questa  capacit  -  secondo   James   -   dipende
esclusivamente dalla fede che l'individuo ha nella validit della  sua
ipotesi.  La  vitalit o meno di un'ipotesi non  una  sua  propriet
intrinseca, ma solo una relazione con l'individuo che la pensa e che 
misurata  alla  disposizione  di questo ad  agire.  Il  massimo  della
vitalit  di un'ipotesi equivale alla volont irrevocabile  ad  agire.
Praticamente  ci significa fede; dovunque esiste una disposizione  ad
agire c' una tendenza a credere(41).

Scienza e morale.
     
Se  la  verit  dipende dalla volont viene meno ogni distinzione  tra
scienza  e morale, come era venuta a mancare una differenziazione  tra
scienza  e  metafisica. L'universo degli oggetti,  come  quello  della
mente   umana,  diventa  un  teatro  di  possibilit(42),  dove   la
determinazione individuale a credere e ad agire produce congiuntamente
il vero e il bene.
     Con  la  filosofia  di James sembra riprodursi  nell'America  dei
primi  anni  del  nostro secolo la situazione di Atene  all'epoca  dei
sofisti,  per i quali il valore di ogni affermazione e di ogni  azione
era  misurato sulla capacit di funzionamento: l'ipotesi scientifica
o  la  norma  morale  sono  tanto migliori  quanto  riescono  a  farci
avvicinare allo scopo che ci siamo prefissi.
     L'uomo  di  James sembra essersi definitivamente  liberato  dalla
rete dei dogmi, delle certezze assolute e dei divieti che per secoli e
secoli  lo  hanno tenuto prigioniero. Tutto quello di  cui  l'uomo  ha
bisogno  per  tornare  libero e baldanzoso  nell'esercizio  dei  suoi
diritti  naturali  che questi fastidiosi divieti siano spazzati  via.
Tutto  quello di cui il cuore umano ha bisogno  la libert della  sua
decisione(43).
     Ma  liberatosi  dai  divieti e dalle certezze,  l'uomo  di  James
sembra  quasi  temere  la libert conquistata e  la  sua  capacit  di
determinare  se  stesso  e il mondo che lo circonda:  egli  ha  ancora
bisogno di un punto di riferimento, di una bussola che lo guidi.
     Rispetto  alla  questione fondamentale della  vita  -  cio  di
fronte  alla  domanda se sostanzialmente questo nostro  universo  sia
morale  o  immorale(44) - non c' ovviamente una risposta  certa,  e,
siccome gli strumenti di verifica della nostra scelta si attuano  solo
dopo  averla effettuata, siamo costretti a scommettere su una  delle
due   ipotesi.   In  altre  parole:  solo  dall'azione  pu   emergere
l'efficacia (e quindi anche il valore morale) dell'azione
     
     p 283 .
     
     stessa,  ma,  per  scegliere il nostro modo  di  agire,  dobbiamo
preventivamente  compiere  la  scelta  fra  l'ipotesi  della  moralit
dell'universo  e quella della sua immoralit. Siamo di  fronte  a  una
porta  chiusa - scrive James - e abbiamo due chiavi: E' evidentemente
affare  di noi uomini provare con una delle chiavi e precisamente  con
quella in cui abbiamo fiducia(45).
     L'uomo  non  pu  sottrarsi  a  questa  scelta:  E'  impossibile
distinguere  il  dubbio  dalla negazione dogmatica  [...].  Colui  che
ordina  a  se stesso di non credere in Dio, nel dovere, nella libert,
nell'immortalit   pu   non   essere  distinguibile   da   chi   nega
dogmaticamente  tutto questo. Lo scetticismo, in campo  morale,    un
attivo  alleato  dell'immoralit. Chi non   pro    contro.  In  tali
questioni l'universo non vuole neutrali(46).
     
Un Dio finito che collabora con l'uomo.
     
Il  radicalismo  porta James a tentare di conciliare  l'inconciliabile
anche sul terreno teologico, dove, ancora una volta, egli vuole creare
un  momento  d'incontro  fra  empiristi e razionalisti  sul  difficile
problema della natura di Dio: Tutti e due potranno allora abbandonare
le astratte sottigliezze che li dividono e, come fanno gli scienziati,
cercare insieme, servendosi di tutte le analogie e di tutti i dati che
sono  a  loro  disposizione, di costruire l'idea pi probabile  e  pi
approssimata  di  quello  che  pu essere concretamente  la  coscienza
divina(47).
     James  deduce direttamente l'esistenza di questa entit superiore
chiamata Dio dalla presenza nell'uomo di una dimensione (egli dice  di
una   regione)   che   va  al  di  l  della  natura   sensibile   e
comprensibile(48).  E quando si trova a definire  questa  regione,
che, in qualche modo, rievoca un clima vagamente platonico, egli pensa
a  un  Dio  limitato  in conoscenza e in potenza,  ma  superiore  agli
uomini, che, come un buon padre, li guida nelle loro azioni.(49)
     Per  restare  fedele  alla sua impostazione generale,  incentrata
sull'azione  pragmatica, sul funzionamento delle ipotesi  sul  piano
operativo,  James ci presenta l'immagine di un Dio che ha  affari  in
comune  con  gli uomini: Noi e Dio abbiamo affari  in  comune  e  il
nostro  pi  profondo  destino si compie quando ci  apriamo  alla  sua
influenza.  L'universo,  nelle sue parti che costituiscono  la  nostra
essenza personale, prende un andamento genuino per il meglio o per  il
peggio a seconda che ciascuno di noi soddisfi o eluda le richieste  di
Dio(50).
     
p 284 .

Una conclusione mistica.
     
Nel  diciannovesimo secolo - come abbiamo detto pi volte -  si  gioca
uno  scontro decisivo intorno alla razionalit scientifica: da un lato
la  sua strenua difesa da parte del positivismo, che talvolta sconfina
in  una  trasformazione  della scienza in vera e  propria  metafisica;
dall'altro  la  sua  negazione in nome di  un  Assoluto  metafisico  o
dell'esaltazione di un soggetto, che si realizza in una sfera  che  va
al  di  l  della  ragione  epistemica (la Noluntas  di  Schopenhauer,
l'illusione  di  Leopardi,  la  scelta religiosa  di  Kierkegaard,  la
volont di potenza di Nietzsche).
     Fra  gli oppositori della scienza e del mondo moderno che su essa
si  fonda  non  manca certo il misticismo, che anzi    evidente  in
Kierkegaard,  riconoscibile in Schopenhauer, molti lo hanno visto  in
Leopardi  e anche in Nietzsche. Si tratta, per, di un misticismo  che
si    confrontato  con  la ragione, riconoscendole  un  ruolo  e  una
funzione,  per poi prenderne le distanze (come fa Kierkegaard)  oppure
per oltrepassarla senza rinnegarla (come fanno Leopardi e Nietzsche).
     James  sembra fare un'operazione del tutto originale: trasformare
in  esperienza  mistica l'attivit scientifica e la prassi  quotidiana
dell'uomo.
     In  questa  operazione  scompaiono anche  tutti  gli  aspetti  di
critica  della  societ  industriale che sono presenti  non  solo  nei
filosofi  antimoderni  ma anche negli esponenti  pi  sensibili  del
positivismo,   che  si  pongono  proprio  l'obiettivo  di   eliminare,
attraverso  le  nuove scienze sociali e dell'uomo, le sofferenze  e  i
disagi  prodotti dalla civilt delle macchine. Infatti, per James,  la
societ  liberale  e  il liberismo economico producono  meccanismi  di
autoregolazione  e  di sviluppo armonico e consentono  l'emancipazione
dell'individuo  attraverso l'esercizio della libera iniziativa,  tanto
pi efficace quanto pi profondamente  sentita e voluta.(51)
     Anche  l'esperienza di Dio diventa un'esperienza come le altre,
che  pu  essere trattata, come fanno gli scienziati, sulla base  di
analogie  e  dei  dati  a disposizione. Questo innalzamento  della
scienza alle questioni di Dio produce il parallelo abbassamento di Dio
a essere finito. E forse danneggia entrambi.
